Intelligenza artificiale, Murru: “Il futuro non lo decidono gli algoritmi, ma le scelte delle persone”

Di seguito l’intervento della segretaria generale della Segretaria generale della UIL SARDEGNA Fulvia Murru sul tema dell’intelligenza artificiale pubblicato sulla rivista LavoroEuropeo. 

Oggi tutti parlano di Intelligenza artificiale. Nei convegni, nei giornali, nelle aziende. Sembra quasi che, se non ne parli, sei rimasto indietro. E noi non siamo quelli che hanno paura del cambiamento. Non lo siamo mai stati. Sappiamo che l’innovazione serve, che può migliorare il lavoro, che può semplificare la vita, ma a una condizione: che al centro restino le persone.

Il punto non è la tecnologia, ma cosa ci facciamo con quella tecnologia. Perché se non stiamo attenti, questa non è una rivoluzione che libera, ma che rischia di schiacciare.

Ce ne stiamo accorgendo già oggi: turni decisi da un algoritmo, valutazioni fatte da un sistema, decisioni che arrivano dall’alto, senza spiegazioni, senza confronto. Dov’è il lavoro, in tutto questo? Dov’è la dignità? Dov’è la persona?

Il rischio non è che le macchine prendano il nostro posto, ma che il lavoro perda il suo valore, che diventi muto, che nessuno possa più dire la propria. E quando succede questo, non è progresso: è solitudine.

Stephen Hawking lo aveva detto con parole semplici, ma potentissime: “Il successo dell’Intelligenza artificiale potrebbe essere il più grande evento nella storia dell’umanità… oppure l’ultimo.” Ed Elon Musk ha parlato di una tecnologia che, se non governata, può diventare più pericolosa di quanto immaginiamo. Non sono allarmismi, sono avvertimenti.

C’è un’altra cosa che dobbiamo avere il coraggio di dire: questa trasformazione non è uguale per tutti. C’è chi ha strumenti, competenze, potere; e correrà. Poi, c’è chi resterà indietro: lavoratori più fragili, territori più deboli, pezzi di Paese che rischiano di essere lasciati soli. Noi questo non possiamo accettarlo. Non possiamo accettare, che anche questa volta, qualcuno vinca e qualcuno paghi.

Il potere, se non viene governato, si concentra sempre nelle stesse mani. Basta raccontarci che “tanto è inevitabile”: o governiamo noi questo cambiamento o lo subiranno i lavoratori e le lavoratrici. Siamo, dunque, d’accordo con Bombardieri, quando chiede regole, riforme, responsabilità. Adesso.

Serve un piano chiaro, senza giri di parole, serve trasparenza sugli algoritmi, perché nessuno può essere giudicato da qualcosa che non si può capire. Serve contrattazione vera sull’uso dell’Intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro, formazione seria, redistribuzione dei benefici: se cresce la produttività devono crescere anche salari e diritti, perché altrimenti il rischio è sempre lo stesso, più tecnologia, meno diritti. Dobbiamo avere il coraggio di dire il contrario: più tecnologia deve voler dire più lavoro di qualità, più tutele, più dignità. Questa è la sfida vera.

E, allora, da che parte vogliamo stare? Non dalla parte degli spettatori, non in silenzio.

La Uil non insegue il cambiamento, ma lo guida, con responsabilità e con proposte che restituiscano centralità al lavoro. Il futuro non lo decidono gli algoritmi, ma le scelte. E se queste non vanno a favore delle persone, del lavoro, dei diritti, allora non stiamo costruendo progresso. Stiamo solo andando più veloci, ma nella direzione sbagliata.

Fulvia Murru

 

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